Ringraziamo la gentile disponibilità del Prof. L. Gesualdo, Ordinario di Nefrologia presso l’Università degli Studi di Bari, che ci ha concesso un’intervista durante la fase più acuta della pandemia.

 

Professore ci può raccontare come avete deciso di accompagnare i vostri pazienti in un periodo così difficile per non farli sentire “soli” e “impauriti” difronte alla malattia?

Prof. Gesualdo:

Da parecchio tempo parliamo di Telemedicina, ma purtroppo esperienze ben strutturate di questo tipo se ne sono realizzate poche in Italia. Possiamo dire che “l’emergenza Covid 19” ha posto in evidenza la reale necessità di questo servizio con soluzioni di mercato qualificate e sicure.

La nostra Azienda Ospedaliera ha sempre puntato all’innovazione e per rispondere alle necessità di questo periodo ha deciso di implementare il software Dedalus C4C Meeting integrato con i sistemi interni.

I benefici raggiunti sono vari, intanto l’essere prossimo ai miei pazienti, forse in una modalità ancora più attiva di prima. Alcuni di loro mi hanno espresso pareri positivi perché possiamo “valutare le loro condizioni” senza che necessariamente si debbano spostare per raggiungere l’ospedale. Il “virtuale” non ha allontanato, ma ha favorito un’empatia data dal non essersi sentiti “trascurati”. Non sto parlando delle prime visite, ma di tante casistiche, come i follow up, che possono essere così gestite.

C4C Meeting è semplice, completo, non devo cambiare applicazione per attivarlo, ma direttamente dalla cartella clinica avvio la Televisita, visualizzando al contempo i dati del paziente.

Anche i pazienti si sentono maggiormente coinvolti nel percorso della cura: se ad esempio, sono necessari esami ematochimici, me li inviano per mail, li registro in cartella e in questo modo viene calibrata la posologia.

Ora, vorremmo estendere il progetto per la cura dei pazienti con malattie rare e fragili.