Il gruppo italiano controllato dal fondo Ardian, che di recente ha rilevato asset di Agfa Healthcare, mira a consolidarsi attraverso acquisizioni in Spagna e Nord Europa

Unire healthcare e tecnologia, in epoca di Covid-19, può essere l’opzione migliore per sviluppare il business. È su queste basi che si fonda la strategia di Dedalus, l’azienda fiorentina controllata dal fondo Ardian (75%), leader continentale nel software clinicosanitario, che di recente ha acquisito parte del business IT di Agfa Healthcare, ovvero le attività tedesche, francesi, austriache, svizzere e brasiliane relative al software clinico, diagnostico e gestionale ospedaliero, per un enterprise value di 975 milioni. A gestire questo processo è stato chiamato il nuovo ad, Andrea Fiumicelli, che ora ha preso le redini di un player da 470 milioni di ricavi consolidati pro-forma 2019 e un ebitda margin del 23% (108 milioni) con un target di crescita del 2-4% in termini di fatturato per l’anno in scorso mantenendo l’attuale marginalità. «Da maggio l’azienda ha una connotazione di leader di quote di mercato in Europa continentale e market leader in Germania, Austria, Italia e Francia», commenta Fiumicelli. «L’industria e il mercato dell’healthcare sono in grande trasformazione. Alla base di questo processo c’è la tematica dell’accesso ai servizi sociali da parte del cittadino-paziente. Oggi c’è la necessità di trasformare il servizio da ospedaliero a un’attività di prevenzione e di screening». E per seguire questo cambiamento nei piani di Dedalus c’è la volontà di rafforzare la presenza in Europa. «Il percorso di crescita degli azionisti è di consolidare ulteriormente nei mercati dove siamo presenti, espandendoci in altri segmenti industriali», aggiunge Fiumicelli, che anticipa come il gruppo «continuerà a valutare le opportunità di consolidamento e di accelerazione in nuovi mercati attraverso l’acquisizioni mirate». I paesi target? Oltre alla Germania, l’intenzione dell’azienda è di «crescere in Europa, nei mercati dove siamo presenti con quote marginali, come la Spagna e il Nord Europa», risponde l’ad di Dedalus. «Questo ci permetterebbe di avere una posizione di leadership assoluta a livello continentale», visto che negli Usa, principale mercato del settore, è assai dura entrare. Un percorso che non si è arrestato in questo periodo di pandemia e lockdown. Il Covid-19 quindi può essere una opportunità. «Ci sono stati benefici perché è aumentato il volume di esami diagnostici e di aggiornamenti tecnologici dei software gestionali ospedalieri. Mentre altre attività si sono bloccate», conclude Fiumicelli, per il quale nel «medio termine l’impatto sarà positivo perché il coronavirus ha mostrato la necessità di definire il collegamento in ambito territorio tra la diagnostica e la cura della malattia in fase acuta. Stanno nascendo progetti e iniziative che ci vedono avere un ruolo primario».

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